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DIETA A ALTO APPORTO IN PROTEINE E BASSO APPORTO DI CARBOIDRATI. NOVITA’ SUGLI EFFETTI A LUNGO TERMINE

Nel giugno 2012 il British Medical Journal ha pubblicato un interessante editoriale sugli effetti delle diete iperproteiche a breve e lungo termine. Di seguito sono riassunti i punti centrali dell’editoriale.
Gli studi sugli effetti a breve termine delle diete iperproteiche hanno evidenziato la loro capacità di determinare una riduzione dei livelli plasmatici di trigliceridi, di emoglobina glicata, di concentrazione di insulina e della pressione sistolica. Tali effetti determinano a loro volta un miglioramento di condizioni quali il diabete di tipo 2 e la steatosi epatica non alcolica.
Sugli effetti a lungo termine il dibattito è molto acceso in relazione al fatto che studi prospettici mostrano un’associazione di tali diete con una maggior mortalità per malattie cardiovascolari.

Nello specifico uno studio prospettico svedese (Lagiou P et al, BMJ 2012; 344:E4026) ha analizzato l’associazione tra l’aderenza a una dieta iperproteica e l’incidenza di malattie cardiovascolari in una coorte di 43.396 donne seguite per circa quindici anni. Lo studio ha indagato la comparsa di malattia ischemica cardiaca, di infarto emorragico o ischemico, di emorragia subaracnoidea e di malattia arteriosa periferica. I dati hanno mostrato che una maggior aderenza a una dieta iperproteica è correlata a una maggior incidenza di malattie cardiovascolari indipendentemente dai comuni fattori di rischio.

Classificando, infatti, i partecipanti in categorie in base al livello di proteine abitualmente assunte a scapito dei carboidrati, si è osservato che le donne classificate nella categoria più alta (maggior assunzione di proteine e minore di carboidrati) presentavano un’incidenza di malattie cardiovascolari del 62% più alta rispetto a quelle classificate nella categorie più bassa (minor assunzione di proteine e maggiore di carboidrati). Tale effetto è probabilmente dovuto al fatto che la dieta iperproteica determina un aumento del consumo di carne con maggior apporto in ferro, colesterolo e grassi saturi e, parallelamente, un minor consumo di cereali integrali e frutta con conseguente minor apporto di fibra, vitamine e minerali.
Ulteriori studi sugli effetti a breve e lungo termine sono necessari prima di raccomandare le diete iperproteiche ai pazienti. I benefici a breve termine infatti sembrano irrilevanti rispetto a una crescente evidenza della maggior morbidità e mortalità per malattie cardiovascolari a lungo termine.

L’interessante editoriale del British Medical Journal aggiunge un ulteriore tassello al dibattito scientifico nato con la comparsa delle diete iperproteiche per la gestione del sovrappeso. La popolarità di tali diete è negli anni cresciuta e ciò lo dimostra la diffusione di diverse varianti (dieta Atkins, dieta Zona, dieta South Beach, dieta Dukan) tutte accumunate da un aumento dell’apporto di proteine a scapito dei carboidrati.

La popolarità di tali diete è stata probabilmente favorita sia dall’accattivante pubblicità commerciale che le ha proposte sia dall’evidenza che a breve termine sono in grado di determinare una maggior perdita di peso rispetto alle diete a controllato apporto in grassi.

In ogni caso ci sono due considerazioni da fare: non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che nel lungo termine le diete iperproteiche determinino una maggior perdita di peso rispetto alle diete tradizionali; inoltre ad oggi l’unica dieta che ha dimostrato in modo chiaro di prevenire le malattie cardiovascolari è la dieta mediterranea che rimane pertanto quella che gli specialisti dovrebbero consigliare per il controllo del peso a lungo termine.

Elettra Pasqualoni. AIDAP Verona

 

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